Chiese e Monumenti Leonforte
Altri monumenti
Il Monumento ai Caduti, la villetta circostante e l’ottocentesco palazzo dei baroni Carella occupano lo spazio ove si svolgeva la scuola di equitazione del principe.
Lungo la “Portella”, via parallela al Corso, si incontrano la Casa Gussio e l’ampia scalinata del Piano dei Cappuccini che conduce al Convento.
Lungo la “Portella”, via parallela al Corso, si incontrano la Casa Gussio e l’ampia scalinata del Piano dei Cappuccini che conduce al Convento.
Chiesa dei Cappuccini (1630)
Cappella funeraria della famiglia Branciforti, decorata con opere di notevole pregio artistico tra cui “L’elezione ad Apostolo di Mattia” (1640), attribuita a Pietro Novelli, discepolo del Caravaggio, e può definirsi il suo capolavoro in assoluto, al tempo stesso realistico visionario e decorativo. Ai piedi dell’altare, la tomba del principe Nicolò Placido Branciforti, con lapide di bronzo. Nella navata laterale, coronato da un portale in pietra a bassorilievo, con lo stemma gentilizio, si trova il sarcofago in alabastro della principessa Caterina, moglie di Nicolò Placido
Chiesa di S. Giuseppe Sec. XVIII
Chiesa di S. Giuseppe Sec. XVIII
Chiesa di S. Stefano Sec. XVII
Chiesa di S. Stefano Sec. XVII
Chiesa Madre Sec. XVII
La Chiesa Madre, intitolata a S. Giovanni Battista, fu edificata con grandi ritardi, e alla morte del principe (1661) risultava ancora incompleta. I lavori furono ripresi nel 1728; nel 1740 Ercole Branciforti, commissionò ai fratelli Pietro e Paolo D’Urso di Acicatena il completamento dell’edificio. Furono innalzati il coro, il transetto, la navata maggiore e l’interno fu rifinito in stucco secondo l’ordine composito, comprese le due cappelle del SS. Crocifisso e di S. Giovanni nelle testate del transetto. All’interno sono custoditi dipinti e sculture del XVII e XVIII secolo, un organo di Donato Del Piano, il fercolo della patrona e paramenti sacri in seta e oro.
Fontana delle Ninfe Sec. XVII
Fontana delle Ninfe Sec. XVII
La Chiesa di S. Antonio
Edificata nel 1646 come cappella privata, era messa in comunicazione con il palazzo mediante un collegamento sopraelevato, oggi demolito. All’interno presentava due inconsueti balconi laterali trasformati in altari durante la ristrutturazione seguita all’incendio del 1881. La facciata ha un ricco portale e in una nicchia del timpano è collocata una statuetta in alabastro del Santo padovano, opera dello scultore ennese G. Gallina. Lo slanciato campanile è concluso da un’elegante guglia a fasce di maiolica policroma proveniente dalla bottega calatina di S. Branciforti.

