Palazzi Antichi Enna
Palazzo Chiaramonte
La Biblioteca Comunale nasce nel 1867 nella sede dell’ex convento di San Francesco d’Assisi con ingresso nel cortile interno denominato “Atrio del Sole”. Istituita con i libri delle librerie dei soppressi monasteri di: San Michele, San Benedetto, Santa Chiara, Santa Maria del Popolo; e dei conventi di: Sant’Agnese, San Francesco di Paola, San Domenico, San Francesco d’Assisi, dei Cappuccini, dei Minimi, dei Carmelitani e di numerose altre chiese. Il patrimonio librario si accresce ulteriormente con nuove pregevoli opere provenienti da lasciti e donazioni di intere collezioni di famiglie private e di locali istituzioni. Tale patrimonio comprende anche vari manoscritti, il codice diplomatico della città, lettere, documenti, preziosi incunamboli, cinquecentine, secentine e settecentine. Ristrutturata fisicamente nel 1987, oggi interamente automatizzata, offre oltre diecimila volumi, 120 testate giornalistiche, 3500 tra dischi e videocassette.
Palazzo Pollicarini
Di fronte la piazza Colajanni, si può ammirare il Palazzo Pollicarini, dimora fortificata di stile gotico. Un portale barocco immette nel cortile all’interno del quale si possono ammirare il portico, i due piani del palazzo ornati da cornici riccamente sagomate, traforati e arabeschi polibolati, il tutto conferisce un’immagine di raffinatezza alla suggestiva costruzione.
Palazzo Varisano
A pochi metri dal Duomo, in piazza Mazzini, ha sede il Palazzo Varisano che ospita le sale del Museo Archeologico Regionale. Il Palazzo, appartenuto nel corso dei secoli alle famiglie nobiliari dei Leto, Petroso e Varisano (dei quali ultimi ha mantenuto il nome), negli anni 70 fu acquistato dalla Regione Siciliana e ceduto più tardi al Comune. Restaurato, è divenuto sede del museo archeologico che espone nelle sue cinque sale e custodisce all’interno delle 58 vetrine pezzi archeologici di rara bellezza e di grande valore attestanti le antiche forme di vita che animarono diverse contrade del territorio ennese.
Rocca di Cecere
L'estremità nordorientale del rilievo dove sorge Enna, un acrocoro a 931 metri sul livello del mare (Enna è il più alto capoluogo italiano), è caratterizzata da due emergenze rocciose che dominano la città. Su tali rilievi insistono sia la Rocca di Cerere che il Castello di Lombardia separati da un'ampia insenatura che degrada verso il basso per circa sessanta metri, denominata Contrada Santa Ninfa. Su questa Rocca un tempo sorgeva il tempio dedicato alla Dea, ma oggi rimane ben poco. Cerere (per i greci Demetra) è la Dea della fertilità e veniva venerata non solo per favorire le nascite, ma anche per garantirsi un buon raccolto. I tempi venivano spesso eretti nei punti più alti delle città per accentuarne la sacralità e per essere più vicini agli Dei anche durante i sacrifici. Questo spiega la collocazione della Rocca di Cerere.
Dall'unione tra Cerere e Giove nacque Proserpina, altra Dea il cui mito è legato alla città di Enna ed in particolar modo al Lago di Pergusa. Nel I sec. a.C. Cicerone, nelle Verrine, descrisse con minuzia di particolari il grandioso Santuario di Demetra che sorgeva appunto sulla Rocca, terminale di un lungo percorso sacro scandito da sacelli rupestri, statue di divinità colossali e santuari satelliti. Queste testimonianze suscitarono il vivo interesse dei viaggiatori del Grand Tour, come D'Orville, Drunet de Fresie, Jean Houel, che fra Sette e Ottocento attestarono la presenza sulla Rocca di Cerere di un altare al centro della sommità, a cui si accedeva da una rampa intagliata nella roccia, oggi scomparsa.
Nei primi del Novecento l'area fu indagata da Paolo Orsi, che eseguì alcuni saggi di scavo nella valle e nei pressi della Rocca, rinvenendo una tomba a fossa di età ellenistica (III sec. a.C.) che insisteva su uno strato archeologico datato all'antica età del Bronzo (2300-1600 a.C.). Intorno agli anni Ottanta, indagini condotte dall’allora Soprintendenza di Agrigento, portarono alla conferma della frequentazione dell'area in epoca preistorica, facendo pensare a un nucleo di capanne risalente all'epoca della cultura di Castelluccio, ipotesi confermata dalla presenza, nel parte centrale del costone roccioso che chiude l'area verso est, di alcune tombe a grotticella. Nella parte centrale e sommitale di Contrada S. Ninfa sono presenti delle cave utilizzate nel corso del XIX e del XX secolo, mentre la recente sistemazione dell'area intorno alla Rocca ha provocato l'abbassamento del piano originario. Per cui l'antica morfologia dei luoghi risulta oggi del tutto sconvolta. Sul versante occidentale della Rocca si segnalano alcuni ambienti rupestri nei pressi dei quali si conservano i resti di due torri, parte del sistema di fortificazione di età medievale, collegate al castello. Sul versante meridionale della Rocca si trovano poi vari ipogei scavati nella roccia con i resti di una cisterna a campana di età greca (V- IV sec. a.C.) e, in un altro, di deposizioni funerarie di età tardoantica (111-V sec. d.C.). Nella parte più bassa di Contrada S. Ninfa si conservano tracce di fortificazioni probabilmente di età greca (Vl-111 sec. a.C.), sia sul versante meridionale, con un muro costituito da blocchi regolarmente squadrati di grandi dimensioni, che su quello settentrionale. dove il muro è costruito con pietre arrotondate più piccole. Sullo stesso versante si conservano anche i resti di una torre semicircolare costruita con la stessa tecnica del muro di fortificazione. La presenza di tali strutture fa quindi ipotizzare una via di accesso alla città antica di età greco-romana difesa da una cortina muraria.
Dall'unione tra Cerere e Giove nacque Proserpina, altra Dea il cui mito è legato alla città di Enna ed in particolar modo al Lago di Pergusa. Nel I sec. a.C. Cicerone, nelle Verrine, descrisse con minuzia di particolari il grandioso Santuario di Demetra che sorgeva appunto sulla Rocca, terminale di un lungo percorso sacro scandito da sacelli rupestri, statue di divinità colossali e santuari satelliti. Queste testimonianze suscitarono il vivo interesse dei viaggiatori del Grand Tour, come D'Orville, Drunet de Fresie, Jean Houel, che fra Sette e Ottocento attestarono la presenza sulla Rocca di Cerere di un altare al centro della sommità, a cui si accedeva da una rampa intagliata nella roccia, oggi scomparsa.
Nei primi del Novecento l'area fu indagata da Paolo Orsi, che eseguì alcuni saggi di scavo nella valle e nei pressi della Rocca, rinvenendo una tomba a fossa di età ellenistica (III sec. a.C.) che insisteva su uno strato archeologico datato all'antica età del Bronzo (2300-1600 a.C.). Intorno agli anni Ottanta, indagini condotte dall’allora Soprintendenza di Agrigento, portarono alla conferma della frequentazione dell'area in epoca preistorica, facendo pensare a un nucleo di capanne risalente all'epoca della cultura di Castelluccio, ipotesi confermata dalla presenza, nel parte centrale del costone roccioso che chiude l'area verso est, di alcune tombe a grotticella. Nella parte centrale e sommitale di Contrada S. Ninfa sono presenti delle cave utilizzate nel corso del XIX e del XX secolo, mentre la recente sistemazione dell'area intorno alla Rocca ha provocato l'abbassamento del piano originario. Per cui l'antica morfologia dei luoghi risulta oggi del tutto sconvolta. Sul versante occidentale della Rocca si segnalano alcuni ambienti rupestri nei pressi dei quali si conservano i resti di due torri, parte del sistema di fortificazione di età medievale, collegate al castello. Sul versante meridionale della Rocca si trovano poi vari ipogei scavati nella roccia con i resti di una cisterna a campana di età greca (V- IV sec. a.C.) e, in un altro, di deposizioni funerarie di età tardoantica (111-V sec. d.C.). Nella parte più bassa di Contrada S. Ninfa si conservano tracce di fortificazioni probabilmente di età greca (Vl-111 sec. a.C.), sia sul versante meridionale, con un muro costituito da blocchi regolarmente squadrati di grandi dimensioni, che su quello settentrionale. dove il muro è costruito con pietre arrotondate più piccole. Sullo stesso versante si conservano anche i resti di una torre semicircolare costruita con la stessa tecnica del muro di fortificazione. La presenza di tali strutture fa quindi ipotizzare una via di accesso alla città antica di età greco-romana difesa da una cortina muraria.
