Siti Archeologici - Troina
La 'vetustà' della cittadina di Troina è attestata dalla consistente presenza di numerosi siti archeologici che il suo territorio presenta. I più rilevanti sono senz'altro quelli di Monte Muanà, Picco San Pantheon, Monte Troina. Tra questi però, l'area che ricopre sicuramente di maggiore interesse è quella che ricade nelle pendici e nel versante sud-orientale del Monte Troina.
Le rilevanze archeologiche individuate in quest'area sono:
Le rilevanze archeologiche individuate in quest'area sono:
- Un impianto termale riadattato, in vari periodi, a luogo di culto. Si tratta dei resti di una antica terma romana, di cui si vedono le originarie pareti (alte 2, 20 metri) di quello che doveva essere un frigidarium, una stanza rettangolare poi adattata a chiesa basiliana nel X secolo e a chiesa della madonna della catena nel XVI secolo; più in basso rimangono solo tracce di pavimento di quello che invece doveva essere un tepidarium, del complesso termale, il cui funzionamento e la possibile ricostruzione architettonica è stata esaurientemente dedotta da Cleofe Canale nel suo 'Engyon'.
- Un ampio tratto dell'imponente muro ellenistico di cinta della città che presenta diverse tecniche di costruzione del muro a seconda dei tratti, diverse altezze e dimensioni delle pietre; ancora, collateralmente, è munito di canali di conduttura di acqua, da mettere in relazione con la sorgiva detta di 'rusuni' e con quella di 'parapià'. Il muro, con funzione di fortificazione della città, è rinvenuto nelle dimensioni di diverse decine metri e la parte visibile è composta di blocchi di pietra ben squadrata e ben connessa. Buona parte però è del tutto interrata e andrebbe portata alla luce. Una tomba a forno, nel rione Rusone : datata alla prima età del bronzo e attualmente ben conservata.
- Un tratto di muro, vicino alla Chiesa della Catena, e superiore di centro metri dalla cinta muraria. Importante, anche se attualmente poco visibile, perché probabilmente è una rimanenza di una porta della cinta muraria.
Non trascurabili sono i reperti rinvenuti nelle pendici meridionali del monte Troina, nel quartiere Corso: resti di un complesso edilizio, che fanno pensare a case di abitazione, sono state rinvenute tra le mura ellenistiche e il plesso di scuola elementare del Corso: constano di diversi ambienti e le tecniche costruttive e i materiali fanno pensare a una costruzione del I sec.d.c. Parte dell'edificio è attualmente interrata.
Altri resti di case di abitazione sono presenti nell'area di fronte alla scuola elementare Corso: muri composti da grossi blocchi e tracce di ambienti vari databili al V sec.
Sulla 'riscoperta' di Engyon si potrebbe costruire una 'politica culturale' capace di avere adeguatamente e verosimilmente un richiamo turistico. Ipotesi ancora più ragguardevole di valorizzazione del territorio può senz'altro essere quella della creazione di un vero e proprio Parco archeologico che assieme alle emergenze archeologiche sopra citate, includa la Necropoli di monte Muanà , il terreno su cui sorge il convento di san Michele.
La necropoli del Monte Muanà presente due tipologie di tombe: quelle indigene e quelle ellenistiche. Quelle indigene sono a forma di camerette rettangolari; quelle ellenistiche sono di gran lunga più interessanti: sono locate presso Parapià e sono più di cento, peraltro di diversa tipologia funeraria (ad inumazione e ad incinerazione).
Numerosi reperti sono stati rinvenuti nel tempo e dovrebbero essere custoditi in qualche deposito comunale. Tutto il materiale ritrovato negli scavi del 58-60 è stato schedato da Elio Militello ed è riportato nella sua pubblicazione, che contiene, peraltro una scheda per ognuna delle 137 tombe della necropoli.

